Socialità e pensioni

Una società svizzera in rapido invecchiamento? Servono più equità e azioni concrete

Per la prima volta nella storia dell’uomo, la Terra ha più persone con un’età maggiore di 65 anni che bambini di età inferiore ai 5, e nel giro di un altro paio di decenni il rapporto diventerà di due a uno: è questo ciò che rivela una recente analisi della Deutsche Bank pubblicata dall’Economist. 

Un trend che preoccupa gli economisti anche per il conseguente rapido aumento delle pensioni e il rischio di stagnazione e debolezza della crescita economica: infatti, la crescita dell’età della popolazione comporta un aumento dei costi per la sanità e il sistema pensionistico, mentre chi è in età da lavoro è costretto a pagare più tasse.

Ciò vale anche per la Svizzera, che si trova davanti a un indebitamento attuale delle nostre istituzioni sociali: sono moltissimi, infatti, i cittadini preoccupati per le loro pensioni, e intanto la popolazione lavorativamente attiva sopporta il peso crescente di una società in rapido invecchiamento!

 

Nel frattempo, i giochi di potere tra destra e sinistra impediscono da vent’anni la nascita di riforme urgenti e necessarie, specialmente quelle dell’Assicurazione della Vecchiaia e Superstiti (AVS)

Anche su questo fronte, se non troveremo delle soluzioni, come sempre sarà la popolazione a pagarne le spese. Ma andiamo a snocciolare il problema nel dettaglio. 

La pensione: la grande preoccupazione degli svizzeri

Anziano preoccupato con il portafogli vuoto

A parlare è una delle statistiche più conosciute del Paese: il Barometro delle Apprensioni dell’Istituto GFS di Berna  e del Credit Suisse, che ogni anno chiede agli svizzeri quali siano i loro cinque maggiori problemi. 

Indovinate cosa abbiamo al primo posto? Naturalmente, AVS e previdenza per la vecchiaia.

La pensione, quindi, è la più grande preoccupazione degli svizzeri: il calo delle rendite spaventa tre cittadini su quattro e le apprensioni aumentano in quanto la politica non riesce a trovare una soluzione a questi problemi. 

La motivazione di questo calo delle rendite risiede nel buco di finanziamento dell’AVS e nelle prestazioni carenti delle Casse Pensione, mentre la performance negativa sarebbe dovuta soprattutto agli importanti ribassi dei mercati azionari registrati nel corso degli ultimi mesi.

Il rapporto attivi/beneficiari di rendita, inoltre, si è ulteriormente deteriorato in quanto i pensionati sono aumentati più velocemente degli assicurati attivi

Ma non dimentichiamo un altro importante problema: negli ultimi anni, nel secondo pilastro, le casse pensioni hanno prelevato circa sette miliardi di franchi all’anno dai fondi alimentati con i contributi dei dipendenti e dei datori di lavoro, al fine di finanziare le rendite dei pensionati

Una prassi in totale contrasto con lo spirito della previdenza professionale, secondo cui i capitali accumulati dai singoli affiliati dovrebbero servire a finanziare le loro rendite e non quelle di terze persone! 

Il secondo pilastro, quindi, sta diventando una piccola AVS: i contributi prelevati non andranno ad aumentare il capitale personale ma confluiranno in un fondo per integrare le rendite di chi va in pensione, con un’aliquota pari al 6%

Così facendo, si introduce un elemento di ripartizione tipico del primo pilastro in un sistema basato sulla capitalizzazione, con l’aggravante che chi paga finanzierebbe anche chi, con un reddito elevato, non ne avrebbe affatto bisogno.

Ciò significa che un giovane adulto dovrà contribuire molto più a lungo di un sessantenne, senza avere la garanzia di beneficiare dello stesso trattamento pensionistico.

La soluzione? Più solidarietà e responsabilità

Secondo pilastro, anziani su una panchina

Personalmente, ciò che desidero garantire è una società che offra a tutti una base economica sicura, che sostenga le persone in difficoltà e che combatta attivamente le frodi assicurative sociali

In tal senso, la responsabilità individuale e la solidarietà sono indispensabili per garantire il finanziamento sostenibile delle nostre istituzioni sociali!

Quindi, mi impegnerò per garantire pensioni di vecchiaia sicure ed eque tramite:

  • Un allineamento graduale dell’età pensionabile a 65 anni, che è ormai inevitabile; 
  • Un compenso equo alle donne per la mancanza di contributi causata dalla maternità
  • La possibilità che ciascuno decida liberamente quando andare in pensione: l’età pensionabile dovrà essere flessibile tra i 62 e i 70 anni, e il lavoro oltre l’età pensionabile dovrà essere adeguatamente ricompensato;
  • La garanzia che le pensioni non possano in alcun modo essere diminuite;
  • Una riforma del secondo pilastro, affinché ciascuno possa sapere cosa avrà nel portafoglio alla fine del mese;
  • La contribuzione al secondo pilastro non più a partire dai 25 anni, ma già dai 20 anni, in modo tale che il patrimonio di vecchiaia risparmiato possa così essere aumentato, accrescendo a sua volta la pensione di vecchiaia;
  • Più garanzie per coloro che perdono il posto di lavoro a più di cinquant’anni, facendo sì che i contributi salariali al secondo pilastro dei lavoratori più anziani vengano ridotti e che le imprese sfruttino al meglio le vaste competenze dei lavoratori esperti.

Infine, farò di tutto affinché ognuno possa vivere con dignità e non debba sostenere i costi degli abusi sociali, lottando per: 

  • Una maggiore equità nelle pensioni AI e una battaglia serrata contro gli abusi sociali;
  • L’adozione di criteri più rigorosi per l’attribuzione delle prestazioni complementari, che è giusto siano destinate esclusivamente a coloro che ne hanno davvero bisogno. 

Con più concretezza e solidarietà, valori da sempre cari al nostro Paese, possiamo davvero superare tanti problemi.

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio!

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Michele Moor - scrivimi
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