Sanare una giustizia ingiusta

Sanare una giustizia ingiusta? La chiarezza è l’unica chiave di volta per il cambiamento

Viviamo in un’epoca in cui, nel nostro Paese, la giustizia si rivela spesso ingiusta. 

Non voglio generalizzare, ma di fronte a certe sentenze ci sono senza dubbio motivi di riflessione

Quando, come è capitato in più occasioni, un pedofilo viene condannato a sei mesi, mentre un automobilista che non ha provocato neppure un ferito, a due anni, c’è qualcosa che non va e sfido chiunque ad affermare il contrario. 

Andiamo a capire meglio le cause di questa situazione e le relative soluzioni.

Una giustizia ingiusta

Alla base del problema vi è sicuramente il cosiddetto fenomeno della politicizzazione della magistratura

Personalmente, leggere sui quotidiani il nome di un giudice e, tra parentesi, il partito di riferimento, a me fa sempre un certo effetto: di conseguenza, come si faccia a parlare di magistratura indipendente rimane un mistero! Inoltre, un altro problema cruciale è la tendenza attuale a interpretare la legge con la lente di altre materie. Prendiamo il caso UBS e la consegna dei dati alla Francia: tre giudici si sono pronunciati in un modo, due in un altro, ecco perché mi risulta difficile credere sia stata la Giustizia ad aver ispirato la sentenza, in quanto – vista la situazione – sembra manchino disposizioni chiare per poter valutare determinate situazioni

Ubriaco in bicicletta

Inoltre, altro caso emblematico è quello legato alla crociata contro chi usa qualsiasi mezzo in grado di raggiungere una velocità superiore a quella di un runner, cominciata con l’approvazione di “Via sicura”, che continua senza esclusione di colpi. 

Secondo tali norme, infatti, il Tribunale federale ha stabilito che, chi viene sorpreso ubriaco in sella a una bici elettrica, rischia fino a tre anni di carcere e non più una semplice multa. 

Da qui, giustamente, sorgono le crescenti proteste di gran parte dell’opinione pubblica, incredula davanti alla mancanza di senso delle proporzioni tra questo genere di reati stradali e quelli legati alle violenze fisiche

Un esempio pratico? Poco tempo fa, a Lugano, si è aperto il processo contro un uomo che avrebbe più volte abusato della compagna, l’avrebbe sottoposta a sevizie indicibili, minacciandola di morte e usando violenze inenarrabili persino sui figli.

Pena richiesta? Soli cinque anni!

Suppongo non servano altre parole davanti a questi dati di fatto: ecco perché, se andremo avanti così, sarà difficile pretendere che la legge ottenga sempre il rispetto che merita

La piaga della pedofilia

Come dicevamo poc’anzi, le sentenze che vertono sulla violenza fisica sono le più sconvolgenti e dovrebbero farci davvero riflettere sul sistema legale svizzero

Ma, in tal senso, è ancor più sconvolgente sentire le pene che vengono comminate ai pedofili. 

Un altro caso di cronaca che mi ha lasciato attonito è stata sicuramente la recente inchiesta contro due genitori accusati di aver abusato di entrambi i figli, la quale impone una seria riflessione sull’inadeguatezza delle pene per i pedofili e sulla sessualizzazione nella nostra società.

La coppia, che vive nel Bellinzonese, è stata rinviata a giudizio con l’accusa di aver abusato di entrambi i figli per dieci lunghi anni. 

Gli orchi – un tempo, prima che la neo lingua politicamente corretta ci privasse di certi termini, si chiamavano così – lo avrebbero fatto un migliaio di volte, quasi sempre in gruppo, con tanto di foto e filmati, rinvenuti dalla polizia dopo che uno dei figli ha trovato la forza di dire basta.

Dramma della pedofilia

A leggere certe notizie bisogna avere lo stomaco forte: violenza carnale, coazione sessuale, pornografia dura, il tutto contro due bambini, i propri figli.

Ma, purtroppo, sarà ancor più aberrante leggere la durata della pena, qualora i due venissero riconosciuti colpevoli! 

Fermo restando il massimo rispetto per la Magistratura, va detto che ci siamo abituati a pene ridicole: ne abbiamo viste troppe per non intravedere una convinzione di base nel non voler usare la mano pesante contro certi individui che, un tempo, sarebbero stati definiti come “rifiuti della società”.

Se, come dicevamo, “Via sicura” ha equiparato gli automobilisti indisciplinati a veri e propri criminali, per contro, in Ticino e nel resto della Svizzera, ci sono stati docenti pedofili condannati a soli sei mesi, terapeuti pedofili a 14 mesi o, dulcis in fundo, a una pena pecuniaria di 60 aliquote, come nel caso di un politico.

Peraltro, parliamo di condanne sospese con la condizionale, senza pene accessorie, senza obbligo di terapie, nonostante la pedofilia sia considerata una malattia psichica

Perché questo è quello che prescrive la legge, la quale, tra un’interpretazione e l’altra, contempla al massimo cinque anni di pena detentiva per atti sessuali con fanciulli, dieci per atti sessuali con persone incapaci di discernimento, per coazione sessuale o violenza carnale.

Ecco come, spesso, ci si riduca a sancire pene di pochi anni, se non mesi, a chi ha rovinato la vita di un essere umano che non ha ancora avuto il tempo di diventare adulto, ne ha minato la dignità, l’ha svilito e impiegato come merce.

La soluzione? Maggiore chiarezza legale

Mi sembra chiaro, quindi, che ci sia qualcosa che non va.

In primo luogo, nella Giustizia che, invece di optare per il perseguimento di ciò che è giusto, si dimostra iniqua, paralizzata dall’ansia di adattarsi a una società schiava della cultura dell’apparire. 

D’altro canto, la politica, spiace doverlo ammettere, non si è ancora resa conto di cos’è il senso delle proporzioni, e occorre capirlo al più presto, in modo tale da:  

  • Inasprire la legge e renderla non interpretabile; 
  • Fare in modo che i pedofili siano condannati a pene pesantissime, anche a costo di essere definiti giustizialisti;
  • Ricercare il giusto equilibrio tra il tipo di reato commesso e la pena con cui sanzionarlo
Pene severe per chi commette reato

Dunque, in sostanza, ritengo che la giustizia debba essere certa e non soggetta a interpretazioni personali, e questi sono capisaldi per i quali vorrei battermi in nome di tutti gli svizzeri. 

Ecco perché, a livello pratico, le mie proposte sono quelle di: 

  • Spoliticizzare la magistratura;
  • Scrivere leggi più chiare;
  • Ridurre al minimo la possibilità di interpretazione della Legge e il prevalere di considerazioni di ordine politico o di opportunità economico-finanziarie nel momento in cui si emette un verdetto.

Sono convinto che, con una buone dose di buon senso, chiarezza legale e umanità nei confronti delle vittime, possiamo fare davvero tanto per combattere una giustizia iniqua. 

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio! Vuoi restare aggiornato sui temi principali della mia candidatura alle elezioni del Consiglio Nazionale di ottobre? Non perdere altro tempo, scrivimi.

Michele Moor - scrivimi
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