Rapporti tra Svizzera e Unione Europea

Una riflessione sincera sui rapporti della svizzera con l’Unione Europea

Di una cosa sono sempre stato certo: l’Unione Europea è un’istituzione imposta ai popoli europei dall’alto, di natura centralista, giacobina, senza una reale progettualità politica e dove i singoli Stati sono alla mercé di burocrati ignari delle specificità dei singoli Paesi e di funzionari eletti da nessuno. 

Il contrario dei valori di libertà, indipendenza, democrazia e solidarietà che sono alla base della Costituzione svizzera.

Un’istituzione antidemocratica che finge che i suoi cittadini siano tutti uguali, ma in realtà non ha alcun rispetto verso le specificità dei popoli, a cui impone le stesse identiche normative, non rispettando l’autonomia dei singoli Stati e imponendo, a suon di leggi, una non-visione del mondo a Paesi che non solo non hanno nulla in comune, ma non ne vogliono avere. 

Ma andiamo a vedere nel dettaglio la vera portata del problema!

Una politica egoistica e antidemocratica

Viviamo in tempi turbolenti, in cui l’ordine mondiale, che ci ha portato pace e prosperità dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, rischia di crollare. 

Le grandi potenze perseguono esclusivamente una politica egoistica e di protezionismo. In Svizzera, i vari partiti di governo stanno spingendo le loro agende politiche senza compromessi, sfuggendo così alle loro responsabilità di fronte ai problemi più urgenti

  • Le nostre relazioni con l’Unione Europea; 
  • I flussi migratori; 
  • Il cambiamento climatico.

Al nocciolo della questione, infatti, ci sono gli Accordi unilaterali, ossia quelli in cui una parte, in questo caso l’Unione Europea, impone all’altra, ovvero alla Svizzera, ciò che ritiene più vantaggioso non per entrambi, ma solo per se stessa

Come? Facendo leva sulla propria massa critica, le proprie dimensioni territoriali e soprattutto sui ricatti economici di cui, ultimamente, noi svizzeri stiamo facendo collezione.

La stessa neo eletta presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, è stata chiara e ha annunciato al mondo che, de facto, non ci sarà spazio per chi non è un convinto europeista: dando uno schiaffo alla democrazia, tutti si dovranno adeguare alle linee guida dell’Unione. 

E qui giungiamo a un esempio lampante di questa situazione: l’Accordo quadro.

I motivi per cui tale accordo va respinto al mittente non sono di natura formale, bensì sostanziale: infatti, esso lede gli interessi nazionali a tal punto da toccare tutti e tre i pilastri su cui si regge uno Stato moderno, ossia quello esecutivo, legislativo e giudiziario.

Flussi migratori

L’adozione pressoché automatica del diritto europeo, palese nei capitoli sui “meccanismi istituzionali”, non lascia adito a dubbi: ciò implicherebbe lo smantellamento del nostro potere legislativo, così come la fine della democrazia diretta, del federalismo e della neutralità. 

In caso di referendum o iniziativa, se le decisioni dei cittadini svizzeri cozzassero contro quelle europoidi, sono previste sanzioni punitive e misure compensative fino alla sospensione di uno o più accordi di accesso al mercato. 

Inoltre, la libera circolazione delle persone e la protezione dei salari, sulla quale Berna e Bruxelles non hanno raggiunto un accordo, è la madre di tutte le battaglie

L’obiettivo dell’Unione è di trasformarla in “cittadinanza dell’UE”, pretendendo accesso al sistema di sicurezza sociale elvetico e al diritto d’indennità di disoccupazione per i cittadini europei che hanno perso, anche da poco, il lavoro in Svizzera.

È chiaro, dunque, che vi sia la necessità di mettere un freno a queste imposizioni nocive per il nostro Paese: a tutto dev’esserci un limite! 

La questione spinosa dei contributi all’UE

Come se non bastasse, la Commissione di politica estera del Consiglio Nazionale ha deciso di posticipare a dopo le elezioni di ottobre le discussioni sulla concessione di un miliardo e 300 milioni all’Unione Europea. 

In un momento in cui le statistiche ci parlano di 12.500 persone senza lavoro, solo in Ticino, una parte della classe politica ritiene si debbano destinare cifre stratosferiche per la riduzione delle disparità economiche e sociali nell’Europa allargata, oltre ad altri 190 milioni per il finanziamento delle misure migratorie da pagare a Italia e Grecia, che il Consiglio Nazionale vuole raddoppiare a 380 milioni! 

Contributi UE

Non sarebbe meglio piuttosto, al fine di garantire il giusto equilibrio tra il dare e l’avere nei rapporti con l’UE, destinare tali somme alla formazione dei nostri giovani, al reinserimento dei disoccupati di lunga durata e alla tutela delle fasce sociali più deboli nel nostro Paese?

La soluzione? Attenersi alla volontà del popolo

Dall’analisi fatta, è chiaro che, se la Svizzera vuole davvero mettersi al sicuro da questa dittatura, può farlo solo:

  • Rispettando le decisioni espresse dai cittadini in più occasioni;
  • Respingendo l’Accordo quadro con l’Unione Europea;
  • Limitando la libera circolazione delle persone;
  • Controllando autonomamente l’immigrazione;
  • Respingendo la ripresa dinamica del diritto internazionale;
  • Non versando il miliardo di coesione all’UE.

Dico questo perché desidero di cuore riavere una Svizzera neutrale e sovrana, seppur non isolata, che sia una controparte affidabile, che difenda con orgoglio i propri interessi. 

E una Svizzera di successo richiede una forte politica di centro, che possa garantire la giusta fermezza nelle trattative con l’UE, al fine di approfondirne le relazioni, ma mai a scapito del nostro popolo.

Il mio impegno più grande, dunque, sarà quello di tutelare gli interessi nazionali e non quello di lobbies senza patria. Ecco perché ritengo sia necessario rinegoziare gli Accordi bilaterali e dire no all’Accordo quadro proposto, in quanto:

  • Le istituzioni sociali non possono essere minacciate: la direttiva sulla cittadinanza non può rientrare nell’accordo;
  • La protezione salariale non può essere diminuita;
  • Il popolo svizzero deve poter continuare a prendere tutte le decisioni inerenti allo sviluppo dinamico della legge.
Attenersi alla volontà del popolo svizzero

Inoltre, ritengo che gli Accordi di libero scambio (ALS) siano lo strumento giusto per regolare i rapporti con le controparti, ma dobbiamo assolutamente difendere gli interessi della nostra economia, ecco perché desidero che: 

  • La Svizzera concluda attivamente nuovi Accordi di libero scambio in modo da non dipendere da poche controparti;
  • La Svizzera difenda esclusivamente gli interessi dei settori economici nazionali;
  • Gli Accordi di libero scambio non danneggino il nostro pianeta.

D’altro canto, le nostre competenze sono alcune delle nostre risorse più preziose: ecco perché le conoscenze non devono essere trasferite a società straniere senza un esame preliminare, ma abbiamo bisogno di istituire un organo svizzero che possa intervenire nei casi di acquisizioni critiche.

E con ciò non intendo assolutamente dire che – in un mondo globalizzato – il nostro Paese debba isolarsi, ma dovremmo fare del dialogo la nostra forza, in modo da reagire al meglio a nuove minacce, crisi ed emergenze grazie a un’ampia rete di contatti con gli altri Paesi.

In sostanza, dobbiamo aprire gli occhi e renderci conto che la Svizzera è più importante di quel che crede, sia economicamente che politicamente, e spetta a noi iniziare a sfruttare queste peculiarità anziché fingere che dipendano dalla volontà di altri.

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio! Vuoi restare aggiornato sui temi principali della mia candidatura alle elezioni del Consiglio Nazionale di ottobre? Non perdere altro tempo, scrivimi.

Michele Moor - scrivimi
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