Rapporti internazionali e Svizzera

Rivalutare il ruolo delle istituzioni internazionali per dare una svolta alla Svizzera? È l’unica soluzione possibile

In Svizzera c’è chi, evidentemente afflitto da ansia da status, guarda alle istituzioni internazionali come centri depositari di ogni scienza infusa, che si servono dei migliori pensatori e sono in grado di partorire idee da condividere sempre e in ogni caso.

Questo è il caso di una delle istituzioni internazionali più discusse di sempre: l’ONU

Avete capito bene, stiamo parlando proprio di quell’organizzazione che si indigna se un immigrato clandestino viene ammanettato, ma non pronuncia una parola se un suo Paese membro commissiona omicidi di Stato in giro per il mondo

Serve dire altro?

Andiamo ad approfondire insieme la questione. 

Vittime della disinformazione

Quello che non piace sentire a nessuno è che, a cominciare dall’ONU e dalle sue costose agenzie, per finire con l’UE, c’è una cappa di silenzio e di disinformazione di cui tutti siamo vittime e di cui, francamente, non se ne può più. 

Ne abbiamo avuto un assaggio nell’ambito delle discussioni avvenute al “Intergovernmental Panel on Climate Change” sulla responsabilità dell’uomo nei cambiamenti climatici: opinioni differenti, come sempre, non sono state ammesse

Da non dimenticare, tra l’altro, il fatto che la Svizzera versi ogni anno oltre 500 milioni di franchi all’ONU, un organismo con il quale è alquanto impossibile confrontarsi, dimenticando le sue responsabilità in guerre umanitarie che hanno provocato (e stanno provocando) centinaia di migliaia di morti, per non parlare poi degli imbarazzanti silenzi su crimini di guerra al fine di non turbare l’assetto internazionale. 

ONU

Eppure, secondo uno studio dell’ETH di Zurigo realizzato due anni fa, le idee degli svizzeri a proposito delle organizzazioni internazionali sono molto chiare

  • L’85% è contro l’adesione all’UE;
  • L’81% è contro l’adesione alla NATO;
  • Il 76% è favorevole all’autonomia economica e politica; 
  • Il 58% è contrario all’appartenenza al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. 

Nonostante ciò, c’è chi, in spregio della volontà popolare, ci spinge verso le braccia di organizzazioni da cui sarebbe bene rimanere alla larga: infatti, che si tratti di discussioni sul clima, del ruolo dell’ONU e della NATO o dell’UE, ci mentono.

Antidemocrazia e disprezzo della volontà popolare

Il disprezzo che tali organizzazioni hanno nei confronti della volontà popolare ha una lunga storia alle spalle

Nel 1999, pochi mesi dopo l’attacco della NATO alla Serbia, il periodico Zeit Fragen rivelò che gli aerei dell’Alleanza Atlantica si erano esercitati in Vallese: lo scoop, invece di suscitare clamore, venne silenziato. 

Così come, pochi mesi dopo, calò il silenzio sulla notizia che i soldati svizzeri presenti nell’ambito di una missione ONU erano stati fotografati armati, invece di essere disarmati come prevedeva lo status del nostro Paese: anche su quello scoop, neanche a dirlo, calò il sipario, in quanto in agenda vi era l’adesione della Svizzera all’ONU e certe notizie avrebbero potuto comprometterne la realizzazione. 

Altri dati di fatto? Eccone alcuni: 

  • Nell’opuscolo della votazione sul primo pacchetto dei Bilaterali si parlava di un numero massimo di immigrati che, oggi, è sette volte superiore a quanto ci avevano assicurato;
  • Nel 2005 avevano giurato che Schengen e Dublino sarebbero costati 7,4 milioni di franchi all’anno: nel 2016 ne costavano 92,5;
  • Ci avevano detto che i Bilaterali non avrebbero portato svantaggi commerciali: l’università di San Gallo, invece, ha dimostrato che i provvedimenti dannosi dell’UE, ogni anno, arrecano danni alle esportazioni elvetiche per 17 miliardi di franchi. 

ONU: quanto ci costi?

Ma entriamo nel merito della questione ONU e dei costi spropositati che comporta per il nostro Paese. 

Nella sola Ginevra, le Nazioni Unite hanno tenuto diecimila incontri in un anno, offerto 632 seminari di formazione e tradotto 220 mila pagine di documenti. 

Logo Unicef

Jean-Pierre Lehmann, professore di Economia Politica Internazionale a Losanna, ha spiegato come l’ONU sia stata una terribile delusione rispetto agli ideali con cui è stata creata, e oggi serva come una miniera d’oro per un sistema occupazionale gonfio. 

Parliamoci chiaro: la commissione ginevrina ha 220 dipendenti e un budget di cinquanta milioni di dollari e la spesa annua delle Nazioni Unite oggi è quaranta volte superiore a quella che era nei primi anni Cinquanta. I costi del loro personale, infatti, rappresentano i due terzi delle uscite! Inoltre, nel 2017, per rinnovare e trasformare le sedi delle grandi organizzazioni internazionali è stato deciso l’investimento di oltre due miliardi di franchi nella costruzione di nuovi edifici e nel rinnovamento di quelli esistenti, di cui una parte considerevole è stata assicurata da prestiti federali e cantonali.

Altro tema sottovalutato: l’omertà sugli scandali

Quaranta le organizzazioni umanitarie coinvolte negli scandali sessuali documentati da un report ufficiale delle Nazioni Unite e tenuto riservato per oltre dieci anni: nel solo 2016, ci sono state 80 segnalazioni di violenze sessuali in cui sono stati coinvolti Peacekeepers e altre 65 operatori civili. 

Un esempio? Presso HAITI, la Confederazione internazionale di organizzazioni non profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, ben sette persone sono state dichiarate colpevoli di molestie sessuali, ma i vertici hanno coperto gli abusi.

Persino la Croce Rossa Internazionale è stata coinvolta: dal 2015 il CICR ha licenziato 21 membri del personale dopo essere stati accusati di aver fatto sesso a pagamento, con cibo, servizi e beni di prima necessità smerciati in cambio di abusi sessuali ai danni di donne e giovani rifugiati, anche minori.

Infine, sono stati 31 gli episodi in cui sono stati coinvolti Caschi Blu o personale ONU solo tra luglio e settembre 2017: la maggioranza dei casi coinvolge l’Alto Commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), altri tre l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM) e uno l’UNICEF.

Mi fermo qui, ma vi assicuro che la lista degli scandali legati a tali istituzioni è davvero lunghissima

La soluzione? Rimanere se stessi 

Ricapitolando, nessuno vuole una Svizzera isolata e chiusa in se stessa: al contrario, tutti la vogliamo fedele alle proprie tradizioni, anche in campo umanitario, aperta quanto basta per tutelare i nostri interessi nazionali. 

Tradizioni svizzere

Ecco perché occorre semplicemente trovare il giusto equilibrio, facendo nostro un motto del Lussemburgo: “È bellissimo rimanere ciò che si è”!  

Ma, per quanto riguarda l’ONU e le altre istituzioni internazionali affini, c’è solo da starne alla larga, in quanto è francamente ingenuo credere che un gruppo di Stati con oltre 500 milioni di abitanti, con potenze del calibro di Germania e Francia, si metta ad ascoltare le esigenze di un Paese di otto milioni di cittadini in cui si va a votare ogni quattro mesi e dove, di tanto in tanto, le decisioni di governo e parlamento vengono ribaltate e rispedite al mittente. 

Se vogliamo davvero cambiare le cose, quindi, possiamo farlo solo con una buona dose di dialogo e di rispetto per il nostro Paese. 

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio!

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Michele Moor - scrivimi
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