Politica estera in Svizzera

Politica estera in Svizzera? Facciamo il punto della situazione

Nelle scorse settimane abbiamo affrontato dettagliatamente due aspetti chiave della politica estera del nostro Paese: i rapporti con l’Unione Europea e il ruolo delle istituzioni internazionali, in particolare quello dell’ONU.

Due temi che ci hanno spinto a riflettere sui nostri valori di libertà e democrazia, così come a chiederci se tali organi possano davvero rispecchiare questi valori e il volere del popolo svizzero. 

Andiamo quindi a ricapitolare i punti cardine delle attuali relazioni con tali istituzioni e cosa può essere fatto per gestirle al meglio. 

Più rispetto per la volontà del popolo

Come abbiamo già analizzato, l’Unione Europea è un’istituzione imposta ai popoli europei dall’alto, i cui burocrati e funzionari non danno alcun peso alle specificità dei singoli Paesi.

Si tratta dunque di un’istituzione antidemocratica che finge che i suoi cittadini siano tutti uguali e che incarna tutto l’opposto dei valori di libertà, indipendenza, democrazia e solidarietà che sono alla base della Costituzione svizzera.

Ma, nonostante ciò sia chiaro come il sole, i nostri politici fingono di non vedere. 

Lo dimostra il fatto che, in un momento in cui le statistiche ci parlano di 12.500 persone senza lavoro, solo in Ticino, una parte della classe politica ritenga che si debbano destinare cifre impronunciabili per la riduzione delle disparità economiche e sociali nell’Europa allargata, oltre ad altri 380 milioni per il finanziamento delle misure migratorie da pagare a Italia e Grecia.

Disoccupazione in Ticino

E con tali riflessioni, come vi dissi, non intendo assolutamente dire che il nostro Paese dovrebbe isolarsi, ma dovremmo fare piuttosto del dialogo la nostra forza per poter attingere a un’ampia rete di contatti sani e costruttivi con gli altri Paesi. 

Di conseguenza, per proteggere la nostra Svizzera da questa situazione di stallo propongo di

  • Non versare affatto il miliardo di coesione all’UE, in quanto penalizzerebbe ulteriormente la nostra economia interna e priverebbe diversi settori di fondi preziosi e indispensabili per dare una svolta all’occupazione, la formazione, la sanità, l’ecologia, e tanto altro ancora;
  • Difendere solo ed esclusivamente gli interessi dei settori economici nazionali, come è giusto che sia, in modo che la nostra economia e il nostro mondo del lavoro non vengano penalizzati da accordi che risultano svantaggiosi e pericolosi;
  • Rispettare sempre e comunque le decisioni espresse dai cittadini in più occasioni

A tal proposito, abbiamo anche visto come il vero nocciolo della questione siano gli accordi unilaterali, ossia quelli con cui l’Unione Europea impone alla Svizzera ciò che ritiene più vantaggioso non per entrambi, ma solo per se stessa.

E qui giungiamo a un esempio lampante: l’Accordo Quadro, che lede gli interessi nazionali dal punto di vista esecutivo, legislativo e giudiziario.

Accordo quadro Svizzera UE

Dall’analisi fatta, quindi, è chiaro che per proteggere la Svizzera da questa dittatura si debba lottare affinché:

  • Venga respinto l’Accordo quadro con l’Unione Europea;
  • Venga limitata la libera circolazione delle persone e ci venga ridato il diritto di regolare autonomamente l’immigrazione, così come vengano conclusi attivamente nuovi accordi di libero scambio che non danneggino né la società, né l’ambiente;
  • Non sia dato modo all’UE di minacciare le nostre istituzioni sociali e dunque la direttiva sulla cittadinanza non rientri più nell’accordo;
  • Il popolo svizzero possa continuare a prendere tutte le decisioni inerenti allo sviluppo della propria legge.

Più dialogo per restare se stessi  

Ma questo non è tutto. 

Infatti, abbiamo anche visto come un’altra grossa minaccia per la Svizzera siano l’inutilità e il costo sproporzionato delle istituzioni internazionali, in particolare l’ONU

Purtroppo, esiste da sempre un alone di silenzio e di voluta disinformazione sugli argomenti legati all’ONU, a partire dalle sue costose agenzie per finire con i suoi numerosi scandali di natura sessuale che abbiamo approfondito nell’articolo dedicato: un silenzio di cui tutti – nessuno escluso – siamo vittime da ormai troppi anni e che andrebbe spezzato. 

Inoltre, secondo uno studio dell’ETH di Zurigo realizzato pochi anni fa, le idee degli svizzeri a tal proposito sono molto chiare: il 58%, infatti, è contrario all’appartenenza al Consiglio di Sicurezza dell’ONU

Ecco perché, per far sì che la volontà del nostro popolo venga rispettata, voglio

  • Che la nostra Patria non fosse isolata ma allo stesso tempo restasse fedele alle proprie tradizioni, anche in campo umanitario;
  • Far sì che la Svizzera diventi un Paese aperto quanto basta per tutelare i nostri interessi nazionali, mettendo sempre al primo posto il bene del popolo e dell’economia, soprattutto laddove vi siano dei palesi soprusi ai danni del nostro benessere generale. 
Costituzione svizzera

Da non dimenticare, inoltre, i costi che l’ONU ci impone, ossia gli oltre 500 milioni di franchi che versiamo ogni anno pur non potendo in alcun modo far valere i nostri pensieri o le nostre proposte, e che versiamo nonostante le sue responsabilità in guerre umanitarie che hanno provocato – e stanno provocando – centinaia di migliaia di morti in tutti il mondo.

Ma i versamenti non sono l’unico problema, come abbiamo analizzato: la commissione ginevrina, infatti, ha ben 220 dipendenti e un budget di cinquanta milioni di dollari!

I costi del loro personale rappresentano i due terzi delle uscite e i costi del rinnovamento delle loro sedi hanno comportato un investimento di oltre due miliardi di franchi che vengono in parte assicurati da prestiti federali e cantonali

Ecco perché la mia soluzione in tal senso è molto semplice: per quanto riguarda l’ONU e le istituzioni internazionali affini, c’è solo da starne alla larga

Se vogliamo davvero cambiare le cose, dobbiamo cominciare a puntare su un dialogo internazionale più costruttivo, rispettando i valori e le tradizioni del nostro Paese. 

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio! Vuoi restare aggiornato sui temi principali della mia candidatura alle elezioni del Consiglio Nazionale di ottobre? Non perdere altro tempo, scrivimi.

Michele Moor - scrivimi
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