PIazza finanziaria in Svizzera

Trasparenza e responsabilità per sanare una piazza finanziaria indebolita? Sì, proteggendo i contribuenti

Le azioni irresponsabili di alcuni speculatori hanno portato alla crisi finanziaria globale del 2008 che ha colpito come un terremoto anche la Svizzera, diventando una vera minaccia senza precedenti per la nostra economia e per i risparmi dei nostri cittadini.

Inoltre, negli ultimi anni, le normative internazionali si sono moltiplicate, lasciando al nostro Paese poco spazio di manovra per sviluppare la propria politica finanziaria

Ma andiamo a vedere nel dettaglio la portata del problema e per quali soluzioni potremmo realisticamente optare!

Una piazza finanziaria integra e credibile?

Viviamo attualmente in una società in bilico tra il vecchio e il nuovo, ma alcune cose purtroppo tardano a cambiare: l’eccessiva pressione fiscale, infatti, non cessa di minare il lavoro di interi gruppi di imprenditori

Come risaputo, in questo ambito ci sono varie scuole di pensiero che propongono soluzioni anche antitetiche: molte di esse, giustamente, stanno già cercando di puntare sulla digitalizzazione per arginare alcuni dei problemi attuali. 

Le banche svizzere, infatti, prevedono un’intensa digitalizzazione e vedono in questo percorso un prevalere di tante opportunità, legate soprattutto alla riduzione dei costi e al miglioramento della qualità dei servizi, che andrebbero per l’appunto a riflettersi sul benessere dei cittadini e degli imprenditori stessi. 

Ma ciò comporterebbe, naturalmente, anche diverse sfide, e tra quelle di maggior peso per gli istituti elvetici c’è un’accentuata concorrenza, sia tra le stesse banche che da parte delle imprese tecnologiche.

Inoltre, la digitalizzazione delle banche a livello internazionale ed europeo sta portando a dei cambiamenti che sono veri e propri scossoni per il nostro Paese.

Identificazione finanziaria

Un anno fa, infatti, seppellendo il segreto bancario verso l’estero, la Confederazione ha cominciato a trasmettere digitalmente a una trentina di paesi i dati sui conti detenuti dai loro contribuenti nelle banche svizzere, giustificando lo scambio automatico d’informazioni come uno strumento efficace per lottare contro l’evasione fiscale. 

Questa scelta suscita grossi interrogativi.Infatti, in base alle norme dell’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ogni Stato è tenuto a trasmettere ai Paesi partner i dati relativi agli averi finanziari dei loro contribuenti, in modo regolare e senza precisa richiesta, e tali informazioni comprendono:

  • I numeri del conto e dell’identificazione fiscale; 
  • Cognome, nome, indirizzo e data di nascita del contribuente; 
  • Tipi di reddito e saldo del conto. 

Per la Svizzera ciò significa che, dopo aver difeso a lungo il segreto bancario dalle pressioni internazionali, governo e parlamento sono giunti alla conclusione che l’adesione alle norme dell’OCSE fosse necessaria al fine di creare pari condizioni concorrenziali a livello globale e consentire alla Svizzera di far valere i suoi punti di forza rispetto alle piazze concorrenti, tra cui: 

  • La stabilità politica ed economica;
  • Il franco forte; 
  • Le prestazioni di elevata qualità;
  • La competenza del suo settore finanziario.

La realtà, però, ha come sempre due facce: l’accettazione delle norme dell’OCSE, infatti, è stata anche necessaria al fine di evitare contromisure da parte dei membri del G20 e dell’UE, che potrebbero risultare svantaggiose per le banche e le imprese svizzere. 

Torniamo quindi al solito discorso legato a minacce, ricatti e imposizioni dell’Unione Europea nei nostri confronti, ai quali nessuno sembra opporre resistenza! 

Il timore principale in relazione a tale procedura è che i dati non vengano impiegati solo a fini fiscali e nel rispetto della protezione dei dati personali. 

Poche settimane fa, a dimostrazione di ciò, l’OCSE ha sospeso lo scambio di informazioni con la Bulgaria, dopo che migliaia di dati erano stati piratati da un hacker e trasmessi alla stampa. 

Quindi, come avrete ben capito, permangono grossi dubbi sulla sicurezza e l’integrità di questo scambio digitale di dati tra i vari Paesi, dubbi che possono destabilizzare ulteriormente il benessere del nostro Paese. 

Una piazza finanziaria debole: il caso UBS

Altro caso emblematico in tal senso è quello di UBS. Come volevasi dimostrare, dopo la decisione del Tribunale Federale, che ha imposto a UBS la consegna dei dati di 40 mila clienti a Parigi, ora è Roma a bussare – o meglio – lo ha già fatto lo scorso dicembre, come riporta il Foglio Federale.

Le autorità fiscali italiane, infatti, vogliono accedere ai dati dei clienti del Belpaese presso UBS e la richiesta all’Amministrazione Federale delle Contribuzioni (AFC) è già sui tavoli di chi di dovere, per essere valutata.

Il giusto equilibrio nel valutare le vicende che toccano la piazza finanziaria svizzera, anche in questo caso, avrebbe dovuto indurre chi di dovere a chiedere immediatamente all’AFC di evadere le domande di assistenza, applicando i severi criteri in vigore in passato. 

Domande che, spesso, hanno a che fare con dati personali di clienti da proteggere, visto che hanno contribuito, per anni, a creare il benessere del nostro Paese! 

Al contrario, l’eccesso di zelo dimostrato dall’AFC è del tutto inopportuno, visto che le richieste giungono, perlopiù, da piazze finanziarie concorrenti. 

Caso UBS

E qui vi cito un esempio personale, in quanto ritengo giusto metterci la faccia: a partire dal 2013 ho creato un gruppo di società finanziarie che gestisce patrimoni privati, anche di clienti esteri, ovviamente perfettamente in regola con le autorità fiscali dei loro Paesi. 

Per farlo, ho creato più di venti posti di lavoro in ambito finanziario, in Ticino, in un momento in cui altre realtà ne hanno soppressi molti, ma, per poterli mantenere, abbiamo bisogno di uno Stato di diritto e di una Piazza finanziaria forti, in quanto è impensabile veder minacciata la privacy dei propri clienti. 

La soluzione? Più trasparenza e responsabilità

Ma non lasciamoci guidare dal risentimento. 

La piazza finanziaria è un pilastro importante del nostro benessere e deve poter mantenere la sua importanza in campo internazionale anche in futuro. È riconosciuta in tutto il mondo per la sua eccellente stabilità ed è un importante datore di lavoro in Svizzera, dunque la nostra tradizione nel settore bancario deve essere perpetuata con forza innovativa.

Ecco perché è importante difenderne i punti di forza, in modo da garantirci anche l’accesso ai mercati esteri.

Detto questo, mi impegnerò personalmente affinché la politica sia in grado finalmente di garantire la protezione dei clienti e dei contribuenti, facendo sì che:

  • Tutti i fornitori di servizi finanziari debbano informare i loro clienti in modo trasparente, cosicché il cliente sappia esattamente che cosa sta acquistando.

E inoltre, farei in modo che la piazza finanziaria si assuma le proprie responsabilità: 

  • Tutti i patrimoni devono essere tassati correttamente e la strategia del denaro pulito deve essere attuata in modo coerente;
  • Le normative Too Big To Fail (TBTF) devono essere applicate coerentemente, in modo che la piazza finanziaria svizzera si assicuri così la fiducia dei propri clienti, nel nostro Paese e nel resto del mondo;
  • La piazza finanziaria e i suoi clienti devono dare un importante contributo al miglioramento della protezione del clima e dell’ambiente, grazie allo stanziamento di un’ampia gamma di investimenti sostenibili. 
Scambio di informazioni fiscali tra paesi

Tra le altre cose, penso che sia importante garantire l’accesso della piazza finanziaria svizzera al mercato internazionale, ecco perché ritengo che:

  • Il settore finanziario svizzero, in quanto importante settore delle esportazioni, abbia bisogno di un migliore accesso ai mercati esteri;
  • Il Consiglio federale debba ottenere che l’equivalenza del mercato azionario con l’UE si applichi a tempo indeterminato;
  • L’adeguamento della nostra legislazione alle normative internazionali non debba comportare norme più severe rispetto all’estero.

Infine, lotterò affinché vengano agevolate le innovazioni nel settore Fintech, e di conseguenza:

  • Strumenti finanziari come Sandbox o licenze bancarie semplificate, che concedono una certa libertà ai fornitori di servizi nuovi e innovativi, non vengano utilizzati in modo improprio;
  • L’innovazione e la digitalizzazione non vadano mai a scapito della tutela dei consumatori.

Insieme possiamo fare davvero tanto anche per la nostra Piazza finanziaria e contro la pressione fiscale che grava attualmente sul nostro Paese: come dico sempre, più fatti e meno parole. 

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio! Vuoi restare aggiornato sui temi principali della mia candidatura alle elezioni del Consiglio Nazionale di ottobre? Non perdere altro tempo, scrivimi.

Michele Moor - scrivimi
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