Disouccupazione e formazione

Risanare un sistema lavorativo malato? Non è impossibile se si punta su praticità ed equilibrio

Se vogliamo davvero difendere le conquiste, la prosperità e i valori della Svizzera, dobbiamo ricominciare a puntare sulla crescita economica e sulla solidarietà

Purtroppo, ora come ora, siamo arrivati a un punto in cui molte persone pensano prima a se stesse che al nostro Paese, in particolare la sinistra, che vuole imporci misure sempre più nocive per l’economia. 

Ma andiamo a vedere il problema più a fondo!

Un sistema lavorativo malato

È recente la notizia secondo la quale diversi Cantoni della Svizzera tedesca incitano i loro disoccupati – soprattutto i più anziani – a cercare lavoro come frontalieri dall’altra parte del confine, ossia in Germania.

Un sistema malato che, giustamente, non è stato accolto calorosamente dalle principali parti interessate: una situazione grottesca in cui si vorrebbero mandare gli svizzeri disoccupati a lavorare in Germania, mentre la Svizzera tedesca è invasa a sua volta da lavoratori frontalieri

Il nocciolo della questione è che cercare lavoro all’estero di propria iniziativa sarebbe un discorso ben diverso dall’essere obbligati a farlo: gli uffici regionali di collocamento (URC), infatti, dovrebbero porsi come principale obiettivo quello di trovare un impiego alle persone in cerca di lavoro nel sistema economico svizzero

Tra l’altro, non dimentichiamoci che il livello dei salari in Svizzera è molto superiore a quello del sud della Germania, e ciò renderebbe ancora più inaccettabile per una persona con normali qualifiche lavorare all’estero pagando l’affitto e l’assicurazione sanitaria nel nostro Paese!

Una disoccupazione schiacciante 

Tornando invece al Ticino, i dati parlano chiaro e sono ancora più disarmanti: la quota di senza lavoro è la settima più alta in Svizzera, ossia il 2,4%, e il numero di giovani disoccupati tra i 15 e i 24 anni è aumentato del 10,9%

Inoltre, tra il 2011 e il 2017, la quota di aiuto sociale dei 60-64enni è aumentata del 47%, in misura superiore a quella delle altre fasce d’età: i lavoratori anziani con un lungo periodo di disoccupazione alle spalle, infatti, faticano molto a reinserirsi nel mercato del lavoro e, nel momento in cui esauriscono il diritto alle indennità dell’assicurazione contro la disoccupazione, devono consumare la loro pensione riscuotendo anticipatamente la rendita AVS. La soluzione per loro non è certo quella di essere invitati a lavorare come frontalieri all’estero, ma servono piuttosto urgenti riforme ad hoc.

Frontalieri che passano la frontiera

Troppe ripercussioni sociali

La conseguenza sociale di tutto questo era più che prevedibile e anche qui i dati parlano chiaro: una persona su venti in Svizzera soffre di solitudine

Perché? In quanto il reddito a disposizione dei cittadini per i consumi o per gli eventuali risparmi è in fase di ristagno dal 2014: già nel 2016, infatti, il 4,9% della popolazione soffriva di solitudine e il 6% non è riuscito a incontrare amici, membri della famiglia o conoscenti nemmeno una volta al mese per via delle ristrettezze economiche. 

È palese, quindi, come questa situazione di disoccupazione cronica e sottoccupazione non faccia altro che svantaggiare pesantemente le persone in diversi ambiti della vita quali la situazione patrimoniale, l’alloggio, la formazione, la salute, le relazioni sociali, la partecipazione politica, la sicurezza personale e il benessere, creando disagi anche ai consumi, all’economia e al turismo.

La soluzione? Più incentivi e più flessibilità

Se vogliamo davvero invertire la rotta, servono maggiori stimoli sia per le aziende che per i lavoratori, ecco perché mi batterò affinché: 

  • Vengano stanziati più incentivi per l’assunzione dei lavoratori ultracinquantenni;
  • L’iniziativa PPD Under 30 per la formazione e l’occupazione diventi realtà;
  • Venga rispettato un principio di preferenza indigena al momento dell’assunzione;  
  • Vi sia un reale ed equo controllo dell’immigrazione e del fenomeno dei frontalieri;
  • Le donne vengano tutelate sull’arco di tutto l’anno dopo il parto, passando dalle attuali sedici settimane di protezione a cinquantadue, coprendo anche il periodo di allattamento e facendo sì che una lavoratrice non possa mai essere licenziata nelle sedici settimane dopo il parto;
  • Si attui una vera e propria battaglia contro il lavoro in nero e il dumping salariale, in modo che le aziende che pagano salari sleali o fanno assunzioni a condizioni illegali per ottenere un vantaggio competitivo vengano severamente punite. 

Inoltre, mi assicurerò vi sia finalmente un’assistenza all’infanzia affidabile e conveniente, che aiuti i genitori e le famiglie a trovare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata, facendo sì che:

  • Le madri possano scegliere di occuparsi dei propri figli grazie a un aiuto economico ad hoc, così come coloro che scelgono di occuparsi dei propri cari invalidi o anziani;
  • I luoghi di assistenza all’infanzia abbiano dei prezzi convenienti per le famiglie;
  • Le famiglie possano detrarre i costi effettivi dell’assistenza all’infanzia fino a 25.000 franchi dall’imposta federale diretta, ossia un importo che sia più del doppio rispetto a quello attuale; 
  • La detrazione fiscale generale per l’imposta federale diretta per i bambini e i giovani in formazione venga aumentata a 10.000 franchi
  • Si ponga fine all’attuale discriminazione nei confronti delle coppie sposate, che a causa del loro stato civile pagano sempre più tasse e ricevono rendite AVS più basse rispetto alle coppie conviventi;
  • La parità retributiva tra uomini e donne con le stesse qualifiche ed esperienza diventi finalmente realtà
  • L’orario di lavoro a tempo parziale e flessibile diventi un modello di lavoro più popolare, in modo tale che la flessibilità sul posto di lavoro riduca al minimo la carenza di lavoratori qualificati; 
  • La condivisione del lavoro, il lavoro a tempo parziale e il lavoro a domicilio siano promossi maggiormente

Sono sicuro che solo tramite la concretezza possiamo davvero affrontare e superare una situazione di stallo così preoccupante.

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio!

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Michele Moor - scrivimi
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