Dare una svolta all’istruzione svizzera per incentivare le assunzioni

Dare una svolta all’istruzione svizzera per incentivare le assunzioni? Si può fare solo tramite dei progetti concreti

Poche settimane fa sono tornati sui banchi di scuola ben 53.700 studenti: 31mila alle medie, 5mila tra licei e scuole professionali, 500 nelle scuole speciali. Inutile dire come negli ultimi anni si stia parlando tanto dei problemi dell’istruzione svizzera e di quanto la formazione dei nostri giovani non sia né al passo coi tempi, né idonea ad affrontare un mercato del lavoro in continua evoluzione e di per sé già saturo: le azioni concrete mirate a risolvere questi problemi, infatti, tardano ad arrivare.

Andando al nocciolo della questione, ritengo che la problematica principale sia proprio il fatto di non riuscire ad offrire al mercato svizzero i profili e la manodopera specializzata maggiormente richiesta in svariati ambiti. 

Dare le colpe alle istituzioni, alle scuole o alle università non ci aiuterà a superare questo dato oggettivo e a fare in modo che le aziende prediligano l’assunzione di lavoratori svizzeri piuttosto che stranieri!

Attualmente, infatti, stiamo procedendo su un binario unico, privo di scambi, in quanto:

  • Vi è un’assenza di collaborazione e sinergie tra scuole, università e mondo imprenditoriale;
  • Gli studenti in possesso di certificato di ammissione svizzero non possono scegliere liberamente di studiare alla facoltà di medicina, dove sono previste restrizioni di accesso. La conseguenza? I nostri ospedali sono costretti ad assumere medici stranieri a causa della scarsità di medici sul nostro territorio;
  • Infine, vi è una quasi totale carenza di digitalizzazione e corsi di studio legati al settore più importante del momento, ossia il digitale: un dettaglio fondamentale sul quale dobbiamo lavorare se vogliamo portare le nostre scuole e il nostro mondo del lavoro a un livello superiore e internazionalmente competitivo. 

Ma andiamo a vedere nel dettaglio la vera portata del problema! 

Le opportunità ci sono, ma manca la concretezza

Parliamo un po’ di dati. 

Nell’arco di cinque anni è raddoppiato in Svizzera il numero di famiglie che sceglie di istruire i propri bambini a casa tramite l’homeschooling: lo rivela un’inchiesta realizzata dal quotidiano zurighese Tages Anzeiger, secondo cui attualmente 2079 ragazzi non frequentano né la scuola pubblica, né quella privata. 

Homeschooling

Un segno evidente della crescente mancanza di fiducia dei nostri concittadini nei confronti del sistema formativo svizzero: genitori sempre più insoddisfatti del livello della nostra scuola e del futuro lavorativo incerto che si prospetta per i loro figli.

Tra i giovani che invece si affidano ancora alla formazione tradizionale, sei su dieci punta sull’apprendistato: dal sondaggio svolto dalla Segreteria di Stato per la Formazione, la Ricerca, e l’Innovazione (SEFRI), emerge che il 59% dei nostri giovani tra i 14 e i 16 anni sono indirizzati verso una formazione professionale di base, preferendo un apprendimento di natura pratica al proseguimento degli studi liceali e universitari. 

Ma siamo così certi che siano disponibili abbastanza posti di apprendistato o tirocinio?  

Dati alla mano, sembrerebbe che nel mese di aprile i posti di tirocinio messi a disposizione dalle imprese fossero circa 91.500, di cui il 70% già assegnati

Infatti, in molti settori come l’agricoltura, l’economia forestale, i servizi finanziari e assicurativi, la sanità e l’assistenza sociale i posti erano già quasi tutti occupati. 

Una disparità disarmante che impedisce ai giovani di scegliere con serenità il loro futuro percorso lavorativo, soprattutto se si tiene conto del fatto che solo il 39% delle aziende è disponibile ad offrire posti di tirocinio, in quanto non vi sono abbastanza incentivi disponibili per premiare gli imprenditori che decidono di assumere!

Le conseguenze di questi dati sono prevedibili: 

Disoccupazione giovanile
  • Vista l’instabilità legata alla formazione professionale, i genitori spingono i loro figli a frequentare il liceo e l’università, considerando a priori i restanti indirizzi scolastici come meno formativi. Ciò accade soprattutto nel Canton Ticino, che infatti presenta una percentuale record di studenti liceali e di laureati disoccupati, tra il 7 e il 10%;
  • Data la mancanza di omogeneità a livello di possibilità di apprendistato, si finisce per sottovalutare la formazione delle Scuole Specializzate Superiori (SSS) e determinati percorsi formativi apparentemente meno richiesti, come il digitale, favorendo la scarsità di manodopera indigena e l’assunzione di lavoratori stranieri. 

La soluzione? Una questione di sinergie e innovazione

Sono ormai certo che se le scuole e le università svizzere riuscissero a creare un numero sufficiente di professionisti nei settori attualmente più richiesti, i livelli di disoccupazione sarebbero ben differenti

Se i tempi cambiano per la famiglia, lo stesso vale per la scuola: tutto sta nel formare adeguatamente le future generazioni, che dovranno confrontarsi con sfide assai differenti da quelle che noi tutti oggi conosciamo.

Quindi, al fine di affrontare fenomeni come la globalizzazione e la digitalizzazione, che stanno incrementando la concorrenza a livello formativo e professionale, mi impegnerò personalmente a:

  • Promuovere una maggiore collaborazione tra scuole di ogni livello, compreso quello universitario, e mondo del lavoro, in modo tale che al completamento della propria formazione scolastica ogni studente abbia ottime probabilità di trovare un posto di lavoro; 
  • Dare vita all’Iniziativa UNDER 30, mirata alla formazione e all’occupazione dei giovani
  • Istituire un fondo di 10 milioni per la formazione digitale nelle scuole dell’obbligo e per la creazione di moderni percorsi formativi mirati anche alla promozione del settore digitale;
  • Far sì che la detrazione fiscale generale per l’imposta federale diretta ai bambini e i giovani in formazione venga aumentata a 10.000 franchi;
  • Rimuovere il numerus clausus dalla facoltà di medicina, per far sì che non vi sia più la necessità impellente di assumere migliaia di dottori stranieri. 

Le soluzioni esistono se si vuole guardare oltre: è tutta una questione di sinergie tra Stato, istituzioni, scuole e famiglie.

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio!

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Michele Moor - scrivimi
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