Ecologismo irrealizzabile

Vittime di un’ecologia svizzera irrealizzabile? L’unica risposta è la concretezza

Stiamo vivendo a tutti gli effetti un periodo di sensibilità sociale e mediatica nei confronti dell’ecologia, una consistente attenzione mondiale a favore dell’ecosostenibilità.

Un periodo, secondo i media, di risveglio collettivo e di responsabilizzazione delle autorità e dei cittadini a favore di un cambiamento necessario per il bene della società e dell’ambiente.

Ma, in realtà, come siamo arrivati alle tante manifestazioni a favore dell’ecologia?

Ve lo spiego molto brevemente: tramite il catastrofismo. Una tattica che esiste dalla notte dei tempi: colpevolizzare il popolo per giustificare l’aumento di tasse e balzelli, senza risolvere affatto il problema di fondo.

Quello che stiamo vivendo non è nient’altro che un isterismo ambientalista che ha volontariamente costruito a tavolino personaggi come Greta Thunberg e che punta alla colpevolizzazione collettiva degli individui, ma si guarda bene dall’affrontare concretamente i veri problemi ambientali a cui stiamo andando incontro.

I dati parlano chiaro: per la maggior parte degli svizzeri è ormai troppo tardi per salvare il pianeta. Meno di un terzo di noi – solo il 31% – pensa che ci sia ancora abbastanza tempo per farlo e, stando a un sondaggio pubblicato da “Le Temps”, il 69% dei nostri concittadini ritiene che i politici svizzeri non facciano quel che sarebbe necessario per migliorare il clima.

Da cosa nasce questo pessimismo generale? Chiaramente dal fenomeno di cui parlavamo poc’anzi, ma anche da una politica che non sa più rispondere alle necessità dei cittadini, finendo per imporre solo ulteriori tasse alle famiglie, senza risolvere la situazione.

Ma andiamo ad analizzare il problema ambientale ed ecologico più nel dettaglio!

Un problema più complesso di quanto sembri

In realtà, ciò che i mass media non sempre ci mostrano e che dobbiamo affrontare concretamente non è solo l’inquinamento dell’aria, ma anche quello acustico, territoriale, e soprattutto quello delle acque.

E, stando ai dati concreti, non si tratta certamente di un problema risolvibile con approcci utopici, né tantomeno colpevolizzando il singolo cittadino che in realtà è una semplice vittima del sistema. Infatti:

  • Secondo uno studio dell’Empa, oltre 5000 tonnellate di plastica finiscono ogni anno nell’ambiente in Svizzera, ossia circa 600 grammi per abitante, di cui oltre 100 tonnellate finiscono nelle nostre acque;
  • La “Evaluation de la pollution plastique du lac Léman” di Oceaneye, mostra come oltre 50 tonnellate di plastica all’anno finiscano nelle acque del lago di Ginevra, cioè un livello di inquinamento da plastica identico alla media mondiale degli oceani;
  • Le concentrazioni di ozono registrate soprattutto nel Canton Ticino superano spesso il valore di 180 microgrammi per metro cubo, che corrisponde a una volta e mezzo il valore limite.

Vi sembra dunque sia giusto attribuire tutte le colpe al singolo cittadino che si reca a lavoro con il suo SUV? Alla luce di questi dati è chiaro che non sia affatto possibile, ma che qualcuno ci voglia marciare sopra.

La responsabilità è un po’ di tutti:

  • Delle attività che tendono ad inquinare le acque tramite metodiche di scarico dei rifiuti che non rispettano l’ambiente, spesso involontariamente o a causa dell’assenza di incentivi da parte delle istituzioni;
  • Dell’utilizzo di pellicole plastiche in agricoltura che diventano un’importante fonte di macroplastiche sui suoli, o dello smantellamento degli edifici in ambito edile;
  • Degli indumenti in fibre sintetiche o del loro lavaggio, così come dei prodotti cosmetici, ossia le principali fonti di microplastiche nelle acque, che dovrebbero essere filtrate dagli impianti di trattamento delle acque reflue, seppur ciò troppo spesso non accada efficacemente.

Si tratta quindi di un problema ben più complicato di un banale colpevolizzare le auto in circolazione e i cittadini che ogni giorno con sacrificio si recano a lavoro, problema che in ogni caso andrebbe affrontato e risolto dalle istituzioni stesse senza gravare sui contribuenti e sulle aziende, che rischierebbero di sprofondare ulteriormente e aggravare la disoccupazione nazionale.

Basta utopie: puntiamo sulla concretezza

Il vero problema a livello di ecosostenibilità è quindi l’attuale forma di ambientalismo irrealizzabile e utopistico che non potrà mai aiutare la nostra Svizzera a risolvere l’inquinamento e che non mira certamente alla tutela del cittadino e dell’ambiente stesso, ma solo a creare un consenso emotivo e malato intorno a specifici gruppi di potere.

Come abbiamo visto, è molto più facile puntare il dito su chi viaggia in Boeing o in SUV, sugli spostamenti in aereo, sul prezzo della benzina, e pretendere l’introduzione di ulteriori tasse che andrebbero a gravare sulle famiglie.

Ma nessuno fa notare come le stesse auto elettriche sfruttino l’energia prodotta dalle centrali atomiche e soprattutto come le navi cargo inquinino ben più delle automobili! 

Perché? Semplice: in quanto la strada più facile per molti rimane quella di mostrare al popolo solo ciò che fa comodo venga mostrato, senza assumersi mai le responsabilità dei problemi e preferendo portare avanti un ambientalismo ipocrita che non affronta mai il concreto, ma impone a tutti l’utopico.

Vogliamo parlare un momento di dati reali?

Eccone uno: l’ETH di Zurigo rivela una verità tanto banale quanto sconcertante, ossia il fatto che in tutto il mondo ci sia un’area grande come gli interi Stati Uniti che se venisse sfruttata per piantare alberi potrebbe ridurre il CO2 nell’atmosfera del 25%.

Gli alberi, infatti, hanno un’abilità eccezionale di assorbire l’anidride carbonica e sono un’arma contro l’innalzamento della temperatura globale: quindi, se volessimo limitare l’aumento della temperatura del pianeta a 1,5°C entro il 2050, dovremmo piantare alberi per circa un miliardo di ettari.

Una volta cresciuti, questi alberi potrebbero abbattere circa 200 gigatonnellate di anidride carbonica, ossia i due terzi del carbonio extra derivante dalle attività umane immesse nell’atmosfera dopo la rivoluzione industriale: in pratica, un quarto della quantità totale di CO2 presente attualmente nell’aria, riportandola ai livelli di un secolo fa.

È arrivato il momento di aprire gli occhi: ridurre le emissioni di gas a effetto serra non basterà per fermare il cambiamento climatico e la soluzione più concreta per ridurre la quantità di CO2 è proprio la riforestazione.

Che senso ha, dunque, imporre il rispetto dell’ambiente con tasse e balzelli, anziché prendere in considerazione le soluzioni più semplici, concrete e realizzabili? Soluzioni di cui, però, nessuno parla, perché evidentemente producono scarsi risultati in termini elettorali e non possono giustificare un aumento delle tasse.

Ma, per quanto mi riguarda, la mia unica priorità sono la Svizzera e i miei concittadini: ciò che conta davvero per me è portare la nostra Patria a un livello concreto di ecosostenibilità, senza ipocrisie.

E per farlo propongo soluzioni pragmatiche e concrete, senza gravare sui lavoratori e le imprese, tra le quali:

  • Offrire sgravi e incentivi a chi si dimostra attento all’ambiente, premiando il cittadino e l’imprenditore, anziché vessarlo;
  • Creare un fondo mobilità per gli investimenti stradali, perché ambiente e mobilità sono due argomenti strettamente collegati tra loro;
  • Proporre una ristrutturazione in senso ecologico degli edifici, in quanto è inutile parlare di ecologia se si continuano a usare materiali inquinanti per l’ambiente e per la salute dell’uomo;
  • Promuovere la mobilità a basse emissioni di CO2, per esempio introducendo un sussidio di 500 CHF sul prezzo d’acquisto delle bici elettriche, fino a un’offerta mirata per i posteggi Park and Rail a un prezzo simbolico di 1 CHF al giorno per i lavoratori;
  • Introdurre biglietti a tariffe ridotte per chi si reca al lavoro coi mezzi pubblici.

Soluzioni tangibili, dunque, a favore del cittadino e delle famiglie, e mai contro di essi, senza ipocrisie e isterismi di alcun genere, per far sì che a breve il nostro Paese ricominci a credere nella possibilità di salvare il nostro pianeta dall’inquinamento.

Insieme possiamo trovare il giusto equilibrio!

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