Michele Moor per il Corriere del Ticino

Tre motivi per respingere l’accordo quadro con l’UE

PUBBLICATO IN DATA 10 Ottobre 2019 su Il Corriere del Ticino

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In Svizzera, grazie alla secolare collaborazione dell’intera società civile, i cittadini hanno ottenuto e saputo mantenere diritti popolari che non hanno eguali nel mondo. Un esempio a cui, da alcuni anni, si stanno ispirando diversi Paesi del mondo occidentale, attraverso esperimenti politici in grado di dotare i cittadini di reale potere decisionale. Questa realtà, in Svizzera, è presente da secoli. E proprio per non dimenticare la nostra identità, oggi più che mai siamo chiamati a difendere quanto ottenuto dalle generazioni che ci hanno preceduto: sia nel nostro Paese, dove la democrazia diretta è oggetto di qualche riflessione, che nei confronti di Stati esteri, spesso incapaci di rispettare sino in fondo le nostre peculiarità. Questo dovrebbe valere, in particolare, anche per gli accordi che regolano i rapporti con gli altri Stati, indipendentemente dalle loro dimensioni territoriali e dalla loro importanza economica in seno alla comunità internazionale. Dovrebbe essere un’ovvietà che ogni trattato, sia precedente che nuovo, non porti a peggioramenti rispetto alla situazione esistente, altrimenti non avrebbe neppure senso prenderlo in considerazione. Ma quanto sta avvenendo con l’Unione Europea sembra andare in direzione opposta.

Auspico una Svizzera che sappia difendere con orgoglio i propri interessi, che non rimanga isolata e che sia una controparte affidabile, in grado di concludere accordi di libero scambio, multilaterali o bilaterali, per migliorare la propria situazione economica senza peggiorare quella giuridica. Una Svizzera di successo richiede pertanto una forte politica di centro, che possa garantire la giusta fermezza nelle trattative, soprattutto con l’Unione Europea, al fine di mantenere e ampliare, se necessario, le relazioni esistenti. Ma mai a scapito dei cittadini svizzeri. Per questo motivo vedo con favore gli Accordi bilaterali, fermo restando che là dove necessario dovrebbero essere rinegoziati, mentre sono contrario a un Accordo quadro per almeno tre motivi. In primo luogo, rappresenta una minaccia alle nostre istituzioni sociali, che si troverebbero a far fronte alle necessità di un numero enorme di persone interessate a trasferirsi nel nostro Paese. Questo perché, grazie alla direttiva sulla cittadinanza, l’Unione Europea ha trasformato la libera circolazione delle persone in una “cittadinanza dell’Unione Europea”. Tale misura garantirebbe l’accesso al sistema di sicurezza sociale elvetico e al diritto d’indennità di disoccupazione per i cittadini europei che hanno perso, anche da poco, il lavoro in Svizzera. In secondo luogo, scardina la protezione salariale di cui godiamo. In terzo luogo, sminuisce la nostra democrazia diretta. Se approvato, saremmo messi nell’impossibilità di far valere il risultato di iniziative e referendum che, ovviamente, l’Unione Europea non contempla e non accetta. Tanto che ritiene ammissibile l’inammissibile ovvero la ripresa “dinamica” (in realtà automatica) del diritto europeo e la centralità della Corte di Giustizia Europea, cui spetterebbe l’ultima parola in caso di controversie.

Gli avvenimenti a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi ci hanno mostrato un’Unione Europea lontana anni luce dalla nostra mentalità e storia, che non solo concepisce, ma persino applica misure di pressione e ritorsione contro chi non si piega ai suoi dettami.

Invece di reagire indignata di fronte ad atteggiamenti che ledono gli interessi nazionali elvetici, la Commissione di politica estera del Consiglio Nazionale ha deciso di posticipare a dopo le elezioni di ottobre la discussione sulla concessione di un miliardo e 300 milioni all’Unione Europea. Un atto sconsiderato, soprattutto in un periodo storico in cui le statistiche ci parlano di 12.500 persone senza lavoro, solo in Ticino. A fronte di una situazione che è sotto gli occhi di tutti, c’è chi intende destinare cifre importanti non per ridurre le disparità economiche e sociali tra svizzeri, ma per i cittadini di quell’Europa allargata che, oggi, è tutt’altro che in gravi difficoltà. Una somma che dovrebbe essere semmai destinata alla formazione dei nostri giovani, al reinserimento dei disoccupati di lunga durata e alla tutela delle fasce sociali più deboli nel nostro Paese.

La Svizzera è più importante di quel che crede, sia economicamente che politicamente. Spetta a noi sfruttare i nostri punti di forza, anziché fingere che dipendano dalla volontà di altri.

Michele Moor | Imprenditore

PPD | Lista 1 Candidato 4 al Consiglio Nazionale

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